Bedroom Airlines – Intervista con l’autore

Ciao Marco. Prima di parlare del tuo nuovo libro “Bedroom Airlines” vorremmo sapere qualcosa di te. Chi sei? Cosa fai nella vita? Pregi e difetti (se ne hai ovviamente!).

Ciao! Chi sono? Non lo so! Sono confuso… tanto quanto Stuart Wright, il protagonista del romanzo. Per fortuna ho le idee chiare su cosa faccio nella vita: grafico di professione, fotografo per passione, scrittore per vocazione. Semplice, no?

Scrivere non è quindi il tuo lavoro principale. Come concili le tue attività e quando trovi il tempo per seguire questa tua passione? Quali autori hanno influenzato e condizionano ancora oggi il tuo percorso creativo?

Scrivo durante le sere settimanali, quando ho abbastanza energie per non addormentarmi sulla tastiera… oppure nei week-end, impegni permettendo. Penso che per scrivere serva più ispirazione che tempo libero. È come cercare di attirare l’attenzione di una gatta: puoi provarci per ore oppure aspettare che venga lei da te, se e quando lo vorrà! Non ho autori o generi preferiti, leggo le trame riportate sulle quarte di copertina e se la storia mi sembra interessante compro il volume. Penso che libri, film, serie tv e musica condizionino il mio percorso creativo al 25% ciascuno.

Parliamo di “Bedroom Airlines”. Il protagonista Stuart scopre di essere posseduto da un lato oscuro che supera ogni limite morale e legale, che lo porta a commettere atti condannabili e ripugnanti, e contro il quale lui lotta per riappropriarsi della sua integrità e della propria esistenza… Notiamo una grande attenzione per l’aspetto psicologico del protagonista. Cos’è che ti affascina tanto della mente umana? C’è qualcosa di autobiografico nel protagonista?

Nel mio primo romanzo, “The Prana Theory”, i protagonisti devono combattere in un mondo post-apocalittico che sconvolge le loro vite. In “Bedroom Airlines” il protagonista affronta un problema interiore che si ripercuote sul mondo che lo circonda. In entrambi i casi c’è un male “esteriore” o “interiore” da combattere. Con il secondo romanzo ho deciso di intraprendere il percorso inverso, come sfida letteraria personale. Io e il protagonista abbiamo una cosa in comune: la memoria corta. Autobiografico? Entrambi ci dimentichiamo le cose. Come? L’ho già detto? Cos’è che ho detto?

Ancora su Bedroom Airlines: l’intero evolversi della storia si sviluppa attraverso i dialoghi, mentre la parte descrittiva è ridotta al minimo. Come mai questa scelta?

Anche in questo caso ho fatto la scelta inversa rispetto al primo romanzo, dove ho dato maggior spazio alle descrizioni dei paesaggi post-apocalittici, come veri personaggi della storia. In “Bedroom Airlines” ho voluto concentrarmi più su quel che prova il protagonista che su quel che vede. Le descrizioni sono stringate perché il mio obiettivo è far calare il lettore nei panni di Stuart, per far vivere in soggettiva la sua disperata ricerca della verità.

Una curiosità: quale è il significato e il motivo della numerazione dei capitoli, a scalare per intenderci?

Nessun mistero, almeno non in questo caso: è un conto alla rovescia, una bomba a orologeria, che porta verso il “boom” finale. Discorso a parte per le indicazioni riportate sotto i capitoli: codici aeroportuali di partenza e arrivo, codici dei voli e posti a sedere. I codici aeroportuali sono reali e chi li conosce può scoprire in anticipo dove si ritrova Stuart, suo malgrado. I codici dei voli sono verosimili. I posti a sedere invece, sono in ordine crescente di lettera (Da A a F, che sono quelli disponibili per ogni fila su un aereo) e numero (Da 1 a 12, come i capitoli). Perché tutto questo? Perché non sono normale, chiedetelo a Stuart.

La tua storia è pervasa da un tocco di mistero, anche l’epilogo si rivela velato di un’ombra, di “detto-non detto” che lascia molto all’intuito e all’interpretazione del lettore. Non ti preoccupa il fatto che alcuni possano non capire in pieno quel che tu avevi in mente?

Quando lavoro a un romanzo di solito scrivo prima uno storyboard. Questo mi permette di gestire meglio il tutto e sapere come finisce la storia prima di arrivare all’ultima pagina. Quando ho scritto lo storyboard di “Bedroom Airlines” avevo diverse opzioni per il finale e mi sono trovato in difficoltà: le ritenevo tutte possibili. Per questo ho deciso che la soluzione fosse lasciare libero il lettore. Qualsiasi interpretazione potrebbe essere quella corretta… o forse no. Volevo che il lettore si sentisse come il protagonista e questo credo che sia il finale più efficace.

Stai già lavorando ad un nuovo romanzo? Puoi darci qualche anticipazione?

Il primo romanzo “The Prana Theory” era incentrato sul mondo esteriore e le emozioni, il secondo “Bedroom Airlines” sul mondo interiore e la psiche. Il terzo “Phoenix Corporation” sarà una battaglia tra questi quattro mondi: esteriore, interiore, cuore e mente. La trama? Un colpo di pistola e un cadavere. Questo è il risultato di una reazione a catena nata dalla crisi economica, i rapporti di lavori e i problemi personali di ventiquattro dipendenti di una società che produce smartphone… ma lo scenario terribile che si prospetta potrebbe peggiorare. Benvenuti in Phoenix Corporation! Caffè?

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