Sapore di sale

I piedi di Eugenio Bianchetti, venditore cinquantaduenne di Casalpusterlengo, venivano lambiti dalle onde calme del mar Mediterraneo. I suoi occhi chiusi erano concentrati esclusivamente sullo sfrigolio che queste ultime producevano ritirandosi. La spiaggia, in quelle prime ore del mattino, era semideserta. Ad eccezione di alcuni bagnanti, che si arrampicavano lungo il pendio bianco della Scala dei Turchi, il mare e il bagnasciuga erano a sua completa disposizione.

Il signor Bianchetti sognava da anni una vacanza in Sicilia. Aveva provato diverse volte a proporre alla moglie quella destinazione, ma senza successo. I suoi desideri erano stati esauditi quell’anno, con stupore di quest’ultimo e con rassegnazione malcelata della donna, a cui poco interessa la storia dell’arte. Il compromesso era semplice. Lui in giro per l’isola, a bordo di una vespa a noleggio, alla scoperta di tutti gli scavi archeologici segnati sulla sua lista dei desideri. Lei in spiaggia a prendere il sole, ferma come una lucertola e lucida come una perla. Punto. Il signor Bianchetti aveva accettato di buon grado le leggi imposte dalla moglie. Quello era il loro primo giorno e l’uomo, prima di lanciarsi in lungo e in largo nei suoi pellegrinaggi, aveva deciso di battezzare la sua vacanze con un bagno propiziatorio.

— Eugenio! — lo chiamò la moglie con voce petulante.

L’uomo si voltò verso di lei. Era seduta sulla sdraio, intenta a cospargersi il corpo col primo strato di crema solare della giornata. Gli occhi semichiusi, dietro gli occhiali da sole con lenti sfumate, erano accompagnati da una smorfia delle labbra. Non disse niente, ma gesticolava con una mano, come per scacciare una mosca. Il signor Bianchetti non capiva cosa stesse mimando. La donna sbuffò rumorosamente.

— Spostati! — sentenziò lei.

Il marito osservò con attenzione la sua ombra che, distesa sulla sabbia come un asciugamano sagomato, si arrampicava sulla sdraio. La proiezione della testa schermava i raggi del sole sul piede sinistro della donna, fin sopra la caviglia.

— Ah, intendi questo? — chiese lui con sarcasmo.

Lei rispose inclinando la testa di lato e facendo una smorfia infastidita peggiore della precedente. Lui alzo le mani verso il cielo in segno di resa: un errore imperdonabile, ironizzò nella sua mente, e si spostò senza aggiungere altro. Rimase lì fermo, con le mani sospese, osservandola con la stessa curiosità con cui un etologo osserva un animale raro. Era pronto a prendere nota mentale delle sue prossime mosse. Lei finì di spalmarsi la crema, nel punto in cui prima c’era l’ombra di lui, e si sdraiò senza dire una parola. L’uomo, con un gesto in bilico tra la sconfitta, l’amarezza e l’ironia incredula, fece ricadere le mani lungo i fianchi. Aggiunse anche un incurvatura di spalle, di cui non si rese conto, che diede maggior enfasi al suo particolare linguaggio dei segni.

— Vado a fare un bagno. — esclamò lui.
— Va bene. — si lagnò lei.

Il modo in cui lo aveva detto, aveva innervosito il marito. Come se il sol sentir parlare qualcuno la potesse, per assurdo, far abbronzare di meno. Il signor Bianchetti la fissò con un senso di pena e distacco. Sei un caso irrecuperabile pensò e girò sui tacchi.

L’immensa distesa d’acqua salata si apriva a ventaglio davanti ai suoi occhi. Una leggera brezza gli accarezzava il viso. L’uomo fece alcuni passi per prendere coraggio e affrontare l’acqua fresca, che ora arrivava alle ginocchia. Si tuffò. Il mondo scomparve alle sue spalle. Un mare di suoni ovattati e colori dall’ocra all’azzurro lo accolse. Immerso nel liquido amniotico di madre natura si lasciò cullare da quella sensazione di sospensione avvolgente. Era come galleggiare nel vuoto, nuotare nello spazio. Uno spirito perduto in un mondo invisibile.

Quando riemerse per riprendere fiato venne accolto dalla luce del sole e dai suoi riflessi sul pelo dell’acqua fresca. Sentì la pelle d’oca incresparsi sulle braccia e decise di fare una breve nuotata per scaldarsi. Una bracciata dietro l’altra e in breve tempo si ritrovò più a largo. La testa fuori dall’acqua, le punte dei piedi nella sabbia. Saltellava come un astronauta sulla luna, senza motivo. Si guardava intorno incurante, godendosi soltanto il momento. Sentì la muscolatura tesa delle spalle allentarsi leggermente. Chiuse gli occhi ascoltando le onde del mare e il profumo di salsedine.

Dopo un anno di lavoro d’ufficio, a fianco di colleghi acidi ed egoisti e agli ordini di un datore di lavoro prepotente e superbo, era giunto il momento di ritirare il suo premio annuale. Le vacanze estive, per Eugenio Bianchetti, ma non solo per lui, erano la conquista dopo mesi di fatiche. La pensione era ancora lontana e quelle due settimane di libertà, concesse come un favore personale, bisognava godersele a pieno. Ricaricare le energie, recuperare equilibrio psicofisico e, in alcuni casi, la sanità mentale.

Quando Eugenio riaprì gli occhi, tra le gocce d’acqua che cadevano dalle ciocche di capelli davanti al viso, vide all’orizzonte una piccola imbarcazione. La distanza era notevole e il sole diretto, oltre ad asciugare l’acqua dal suo viso, metteva in controluce le figure presenti sulla barca. Il signor Bianchetti non riuscì a trattenere un moto d’invidia. Beati loro, pensò. In mezzo al mare, cullati dalle onde come sospesi tra due mondi. Lontani da quello reale, almeno per un po’ e volendo, perché no, fino all’ora del tramonto. L’uomo iniziò a soppesare l’idea di comprarne una anche lui di barca. Si vedeva bene al comando di un rombante motoscafo o di una più poetica barca a vela. Calcolò i risparmi messi da parte nei lunghi anni di lavoro e sudore, ma i suoi sogni s’infransero subito contro due enormi scogli: la moglie e Casalpusterlengo. La prima non avrebbe mai accettato, era già un miracolo essere lì… ma anche ipotizzando un’improbabile resa… la seconda, il paese in cui viveva, non aveva sbocchi sul mare. L’idea di solcare il Po era grottesca e la escluse a priori. La sua barca di sogni colò a picco e l’unico salvagente rimastogli fu la fantasia. Decise di sfruttarla nei confronti della barca all’orizzonte.

Socchiuse gli occhi, per cercare di mettere a fuoco, ma non ci riuscì. Voleva scorgere meglio chi c’era sull’imbarcazione e cosa stavano facendo. Pescatori di ritorno alla riva con ceste piene di pesce fresco? Un’imbarcazione piena zeppa di turisti che scattano cartoline fotografiche alla Scala dei Turchi? Sommozzatori a caccia di record d’immersione? Una famigliola all’avventura a largo delle coste siciliane? Il signor Bianchetti non riuscì a rispondere fino a quando non vide una figura tuffarsi in mare. Escluse così i pescatori, essendo improbabile che un lupo di mare, ancora prima di tornare a riva per vendere il pesce appena pescato, si concedesse un bagno dopo lunghe ore di lavoro.

L’imbarcazione, con il passare del tempo, si fece più grande agli occhi di Eugenio. Quest’ultimo si voltò verso la scogliera per valutare se era lui che si allontanava, sotto l’effetto delle onde, dalla riva o se era la barca che si avvicinava. Dopo una breve analisi ne dedusse che era la barca a muoversi, ma non ne era proprio sicuro. Riportò la concentrazione su quell’astronave a pelo d’acqua che aveva attirato completamente la sua attenzione e iniziò a scorse i primi dettagli. Sulla fiancata visibile non era presente un logo o un nome. Fu così che Bianchetti si concesse di depennare mentalmente l’imbarcazione per turisti dalle sue ipotesi. Ne restano due, pensò. I sommozzatori o la famigliola.

Secondo l’analisi dell’uomo, dal modo in cui il corpo era entrato in acqua e cioè di spalle, dovrebbe trattarsi della prima delle due ipotesi rimaste. Come ben sapeva, o meglio come aveva visto in diversi film e documentari, quella era la tecnica usata per immergersi con le bombole. Non ebbe il tempo di rallegrarsi per la sua brillante deduzione, perché fu distratto dal rumore in crescendo di un motoscafo che proveniva dalla riva. L’uomo si voltò di scatto, come scosso dal timore di essere travolto.

Il motoscafo della guardia costiera gli sfrecciò a poche decine di metri sulla sinistra, mentre una voce gli urlava in tono categorico di ritornare a riva, immediatamente. Il signor Bianchetti, la cui intelligenza deduttiva si era dimostrata brillante fino a quel momento, escluse in un sol colpo sommozzatori e famigliola dalle ipotesi e se ne dispiacque. Non perché le sue intuizioni fossero sbagliate ma per il fatto che la presenza di quell’imbarcazione presumeva uno scenario diverso. Come a conferma di quel che stava pensando, tornò a galla la figura che si era tuffata poco prima di fianco alla barca misteriosa. Il corpo era inerte, la pelle era nera e non era una tuta da sommozzatore.

I piedi di Eugenio Bianchetti, venditore cinquantaduenne di Casalpusterlengo, vennero attraversati da un brivido che si propagò per tutto il corpo, come una scarica elettrica, e l’uomo iniziò a tremare e ad odiare il sapore di sale che aveva sulle labbra.

Tema: Estate
Nome del concorso: Uau… che estate!
Indetto da: Montegrappa Edizioni
Posizionamento: Pubblicazione

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