Il mostro selvatico

Nella cantina del dottor DuPont vi sono vini pregiati provenienti da ogni angolo del globo terracqueo. Non che possano mai interessare a due ragazzini curiosi di quinta elementare, almeno non ancora, visto la loro giovane età. Ciò che Jacques e Brigitte cercano nella cantina è il mostro. Si narra infatti che il dottor DuPont, poco dottore e tanto bevitore, nasconda tra le fondamenta della sua casa un essere immondo. Per questo motivo i due birbanti, protagonisti di questa storia, sono scesi in cantina. Vogliono vedere il volto di questa belva sovrumana.

I giovani Holmes e Watson, davanti alla casa ormai da alcuni minuti, non ricevendo nessuna risposta, anche dopo l’ennesimo tentativo, decisero di provare a entrare. La porta era aperta, come sempre. Questo perché il dottor DuPont aveva una buona motivazione. “Il mio studio e la mia professionalità sono sempre al servizio del cittadino.”. Questo era quello che affermava e ripeteva in continuazione. Peccato che la realtà fosse un’altra: era sempre talmente ubriaco che non si ricordava mai di chiudere la porta, o di spegnere le luci prima di andare a letto, o di fare tante altre cose. Fortunatamente per i cittadini, il signor DuPont, poco signore quanto dottore, non era un pericolo per la loro salute. La sua professione si limitava a poche visite di routine e, quando si trovava di fronte a casi più gravi della semplice influenza stagionale, spediva i suoi pazienti dalla concorrenza. Era un uomo solo, triste e sgarbato, ma era l’unico dottore del paese e bisognava accettarlo per quello che era.

Jacques e Brigitte si fecero coraggio, tirarono un profondo respiro, quasi all’unisono, e spalancarono la porta. Ecco il piano: si entra, si cerca, si trova, si urla, si fotografa (si spera) e infine si scappa (sicuramente). La casa del dottore, che i due piccoli conoscevano bene a seguito di numerose visite per piccoli malanni, era deserta. Ciò poteva significare solo una cosa: il dottor DuPont doveva essere in trasferta.

Dicesi “trasferta” il momento in cui il DuPont, poco signore e altrettanto dottore, decideva di prendersi un giorno di ferie per andare a pescare. Questo lieto evento, almeno per lui, consisteva nel bere vino a bordo della sua bagnarola, mentre i pesci, abituati alle sue note incapacità di pescatore, ignoravano le esche di quest’ultimo… dimostrando un’intelligenza superiore a confronto con il loro predatore.

Jacques prese Brigitte per la manina e la condusse attraverso il soggiorno, fino alla Porta del Terrore, o almeno così era stata ribattezzata dagli amici di Jacques, dopo che uno di loro l’aveva oltrepassata ed era stato afferrato dal mostro. Il piccolo Jacques sfoderò la torcia che aveva nella tasca posteriore dei calzoncini. La accese sul suo volto, accecandosi, ed infine la puntò dritto in faccia all’oscurità. I due iniziarono a scendere i pochi gradini che separavano il piano terra dalla cantina e vennero inghiottiti dall’oscurità.

La cantina era buia, come ogni cantina che si rispetti, puzzava di muffa, polvere, legno e terra umida, come ogni cantina degna di nota. Bottiglie di vino, ricoperte di polvere, riportavano date di produzione lontane nel tempo. Alcune ragnatele penzolavano dal soffitto ed erano popolate da ragni grossi e pelosi, soprattutto negli angoli più remoti dello scantinato. Il pavimento in cotto era ricoperto qua e la da foglie secce, giunte fin lì chissà come. Le strutture in legno, che ospitavano le bottiglie, erano realizzate con spesse assi ricche di nodi e venature. In alcuni punti, quasi del tutto casuali, sul pavimento erano state adagiate delle damigiane… probabilmente stracolme del vino a basso costo che il dottor DuPont beveva regolarmente. Il silenzio regnava sovrano, come dentro ad un cimitero in una notte senza luna.

Quando ad un tratto un rumore. Una specie di ruggito bestiale si propagò nell’aria della cantina, rimbalzando sulle pareti di roccia, fino a raggiungere i piccoli padiglioni auricolari dei due piccoli avventurieri. Il mostro, che molti ritenevano essere un animale selvatico modificato geneticamente da uno scienziato pazzo, era nei paraggi.

Accadde tutto in pochissimi secondi. Jacques puntò la torcia davanti a sé. Tra la polvere, la luce e l’oscurità apparve il mostro, che ruggì in direzione della fonte di luce. I due bambini scoppiarono all’unisono in un urlo agghiacciante. La torcia iniziò a roteare illuminando ad intermittenza ogni angolo della cantina. Un artiglio del mostro selvatico si protrasse verso i due bambini. Brigitte, presa dal panico e a seguito della reazione del mostro nei confronti della luce, prese la macchina fotografica che aveva al collo e premette il pulsante. Il flash scoppiò potentissimo nell’oscurità. Tutti rimasero abbagliati. Il mostro ruggì più forte di prima, i bambini scapparono in direzione dell’uscita.

Jacques e Brigitte riuscirono ad uscire dalla cantina, chiudere la porta a chiave e correre fuori dall’abitazione in nove secondi e cinquantotto. Avrebbero battuto il record mondiale… se mai ci fosse mai stata una specialità denominata: Fuga dal mostro nei cento metri ad ostacoli.

Le due giovani marmotte non passarono nemmeno dal fotografo a sviluppare il rullino. Si fiondarono direttamente negli uffici del giornale cittadino. Dieci minuti dopo le risate di tutta la redazione, erano talmente forti che si propagarono fuori dalla porta della sala riunioni. Quando il più giovane dei giornalisti uscì dalla sala riunioni aveva ancora le lacrime agli occhi, porgendo ai due fanciulli la foto scattata da Brigitte. L’immagine ritraeva un uomo, con il volto contrito in una smorfia, che cercava a tentoni di avvicinarsi all’obiettivo. Il dottor DuPont, poco dottore e tanto bevitore, non era andato in “trasferta”. Si era rintanato nella sua cantina per godersi in solitudine il suo vino e i due ragazzini lo avevano spaventato. Jacques e Brigitte si guardarono negli occhi, mentre ridevano a crepapelle.

Il mistero del mostro selvatico era stato risolto.

Tema: Vino
Nome del concorso: In vino litteras
Indetto da: Edizioni Ensemble
Posizionamento racconto: Pubblicazione

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