Silentium

Seduto al volante della sua auto, l’agente Robert Chandler è in attesa che il concerto finisca. Lui stesso non lo definirebbe mai in quel modo, pensando al frastuono che proviene dalle porte aperte del Black Mask, il locale posto all’altro lato della strada. Non sono della stessa opinione i ragazzi che lo frequentano: metallari e motociclisti della zona, che si ritrovano ogni fine settimana per bere birra e ascoltare urla e assoli di chitarra elettrica di questo o quel gruppo locale. I concerti dal vivo, infatti, sono l’unico motivo che permette al gestore del pub di sopravvivere.

Questa settimana è il turno dei Colt, una band death metal di Waco. Il gruppo ha un grande bel seguito, soprattutto questa sera, visto che “giocano in casa”. Tra i numerosi fan ci sono alcune ragazze, che si strappano letteralmente i capelli per il cantante del gruppo: Daniel Hammett. Il ragazzo ha un certo fascino nel suo genere: capelli lunghi neri, muscoloso, voce roca e sorriso smagliante. È una piccola celebrità in una città come questa, dove è un miracolo se qualcuno riesce a emergere.

L’agente Chandler, questa sera, ha intenzione di tenere sott’occhio quel ragazzo. La sua indagine sul caso, che gli è stato affidato poche settimane fa, l’ha portato fino a lui. L’ipotesi è che Hammett sia l’autore dei terribili omicidi commessi negli ultimi sei mesi. L’unico modo che ha Chandler per scoprirlo è pedinare il cantante giorno e notte, nella speranza di trovare qualche prova a suo carico. È per questo motivo che si trova davanti al locale, alle quattro di notte di un caldo sabato sera di fine estate.

Robert si accende una sigaretta, l’ennesima, mentre dal Black Mask provengono le urla e i fischi del pubblico. L’impressione è che il concerto sia giunto al termine e che gli avventori del locale stiano ringraziando e salutando la band, a modo loro. La conferma arriva quando Chandler inizia a vedere i primi gruppi di motociclisti, allegri e barcollanti, uscire dal locale. Si muove sul sedile, cercando di riportarsi come meglio può in posizione eretta. Sente che la gamba destra si è addormentata e ha il fondoschiena indolenzito.

Dieci minuti dopo, da una porta sul retro, escono i componenti della band. Hammett esce per ultimo. Ad attenderlo c’è una ragazza bionda, probabilmente una delle tante groupie che impazziscono per il suo fascino. Lui le cinge i fianchi e lei gli lancia le braccia intorno al collo. I due si scambiano un bacio appassionato e poi si allontanano a bordo di un vistoso fuoristrada nero. L’agente Chandler non perde tempo, gira le chiavi nel cruscotto e li segue, tenendosi a debita distanza. Le strade sono deserte ed è difficile non farsi notare.

Dopo essersi allontanati dal centro di Waco, percorrendo l’interstatale verso sud, il fuoristrada imbocca una strada secondaria. Chandler accosta in prossimità dell’uscita, dalla posizione in cui si trova riesce a scorgere l’auto che si allontana. L’area è caratterizzata da costruzioni industriali, la maggior parte sono officine, depositi o garage. Hammett ferma il veicolo davanti ad uno di questi ultimi ed entra, seguito dalla sua compagna del momento.

Chandler attende qualche minuto e poi decide che è giunto il momento di entrare in azione. Scende dalla vettura, estrae la pistola e s’incammina verso il garage, cercando di fare meno rumore possibile sulla strada ricoperta di ghiaia. Solo il ronzio delle zanzare e lo sfrecciare delle auto sull’interstatale si sovrappongono al silenzio della zona. Il buio della notte è rischiarato dalla debole luce di una felce di luna. Non c’è anima viva negli edifici circostanti. La temperatura risulta più fresca rispetto all’afa cittadina, ma Robert suda ugualmente, sentendo crescere la tensione dentro di sé.

Giunto in prossimità del garage, nel timore di essere visto, l’agente Chandler cerca riparo dietro al fuoristrada di Hammett. Attraverso il parabrezza del veicolo riesce a sbirciare oltre una finestra. Le pareti all’interno sono spoglie, fatta eccezione per alcuni vecchi poster da camionisti. L’ambiente è rischiarato da una debole luce gialla, probabilmente una lampada da tavolo. Robert tende l’orecchio ma non sente nessun rumore provenire dall’interno dell’edificio. Il pensiero di essere arrivato troppo tardi lo aiuta a muoversi più velocemente. Si avvicina di soppiatto alla finestra e guarda dentro.

Un vecchio letto in ferro battuto è appoggiato alla parete opposta. Hammett è seduto sul bordo, a petto nudo e con i pantaloni calati fino alle caviglie. Le sue mani tengono i capelli della ragazza, in ginocchio davanti a lui e intenta a provocargli piacere attraverso il sapiente uso della sua bocca. L’agente Chandler osserva la scena, forse per un istante di troppo, conquistato dalla lussuria del momento. Nessun omicidio è stato commesso, almeno non questa notte e non da Daniel Hammett.

Il sangue si gela nelle vene dell’agente Chandler, quando vede lo sguardo del ragazzo, riflesso in uno specchio posto sulla parete di fronte a lui. Daniel l’ha visto e Robert non sa cosa fare. Fingersi un guardone, fatto non molto distante dalla realtà, in un certo senso, potrebbe essere una buona via di fuga. Sarebbe troppo rischioso rivelargli di essere un agente in borghese, potrebbe mettere sul chi vive il ragazzo che, se colpevole, inizierebbe a prestare maggior attenzione intorno a sé. L’unica opzione plausibile è la prima e Chandler spera di sfruttare la situazione a suo vantaggio.

Daniel continua a fissarlo, poi a un tratto alza una mano e fa un cenno verso l’alto, invitando Robert a entrare. Chandler rimane colpito dalla sfacciataggine del ragazzo e dalla fortuna che gli viene in aiuto. Ormai colto in fallo, l’agente si alza in piedi, e si dirige verso l’ingresso del garage. Un attimo prima di entrare si rende conto del peso della pistola nella sua mano destra. Ringrazia il cielo per non essere entrato così, come uno sprovveduto. Infila la pistola nella cintola dei pantaloni, sotto la camicia, ed entra nell’edificio.

La porta cigola rumorosamente, facendo spaventare la ragazza che si volta verso Chandler e inizia ad urlare. Hammett la tiene ancora per i capelli.

— Calma, dolcezza. — gli dice. — È solo un amico che ha voglia di guardare. Non pensare a lui e continua. Sei d’accordo, non è vero? — ora rivolgendosi a Robert. — Oppure preferisci unirti a noi?

Chandler deglutisce rumorosamente, poi fa un impercettibile cenno di dissenso con la testa. Hammett gli sorride, poi riporta l’attenzione sulla ragazza e la invita a continuare il suo lavoro. Quando la ragazza finisce, Daniel la spinge via e si riveste.

— Piaciuto lo spettacolo, amico? — chiede a Chandler.

Robert non risponde, è ancora eccitato per la scena di sesso e scioccato per la situazione in cui si è cacciato. Non sa davvero cosa succederà ora, non ha nessun piano per uscire di scena senza destare sospetti nel ragazzo.

— Posso chiederti come sei arrivato fin qui? — riprende Hammett.
— Come? — finge di non aver sentito Chandler.
— Dai, andiamo! Siamo in una zona isolata: non c’è anima viva nel raggio di miglia.

Chandler non riesce a rispondere, distratto dalla ragazza che, proprio in quel momento, si toglie la maglietta, mostrando il suo seno prorompente. Evidentemente la groupie sembra particolarmente disinibita e intenzionata a fare sesso tutta la notte, forse con entrambi. La ragazza si morde le labbra e guarda prima Daniel e poi Robert.

— Ehi, bellezza! — dice Hammett rivolgendosi alla ragazza. — Hai proprio una bella faccia tosta.

Hammett approfitta della distrazione di Chandler per avvicinarsi a una vecchia madia posta vicino al letto. Apre il primo cassetto e ne estrae una pistola che punta subito contro Robert. La ragazza inizia a urlare a squarciagola. Guarda entrambi, poi prende le sue cose alla svelta e fugge via.

— Come dicevo prima, — riprende Hammett. — non c’è anima viva nel raggio di miglia. Di lei mi occuperò più tardi. Ora torniamo a noi. Chi sei?

Le sue minacce nei confronti della ragazza sono la conferma che Robert non ha sbagliato. Hammett è l’uomo che stava cercando. Chandler osserva la pistola e si maledice per essere stato così ingenuo. Essersi fatto distrarre dal seno della ragazza, ora, potrebbe costargli la vita. Se non si fosse fatto sopraffare dal desiderio, forse, avrebbe potuto puntare la sua arma per primo.

— Non vuoi rispondere, eh? — continua Daniel. — Ok, voltati e metti le mani dietro alla testa, poi indietreggia. Lentamente.

L’agente Robert Chandler fa una veloce analisi della situazione. È solo, lontano dall’ingresso e con un pluriomicida che gli punta un’arma da fuoco all’altezza del cuore. Non può fare altro che obbedire e sperare che non sia l’ultima decisione della sua vita. Esegue ogni ordine impartito.

— Fermati e mettiti in ginocchio. — conclude il ragazzo.

Chandler inizia a temere il peggio, anche se per un istante il suo unico timore è che Hammett gli chieda di replicare il servizio offerto poco prima dalla groupie.

— Sei uno sbirro, non è così? — riprende Hammett.

Il poliziotto non risponde.

— Ci hai provato, amico. — chiude Daniel.

Hammett tira un calcio sulla spalla destra dell’agente, che cade di lato sbattendo il viso contro un oggetto presente sul pavimento: un grande amplificatore. La cassa è ricoperta da un telo di plastica trasparente. Chandler inizia a capire di cosa si tratta e rabbrividisce. Rivede davanti ai suoi occhi le immagini delle precedenti vittime di Hammett: ragazze in ginocchio, con la testa appoggiata a un amplificatore, uccise da un foro di proiettile all’altezza dell’orecchio destro. Il sangue che cola su un telo di plastica e vibra sulle note di “Silentium”, una canzone scritta da una famosa band death metal.

— Lo sai cos’è questo e cosa significa, non è vero? — chiede Daniel. — Questo è il tuo patibolo e io sono il tuo boia. Sei pronto per ascoltare la tua ultima canzone?

Robert non risponde e inizia a tremare. Sa quel che sta per accadere. Daniel collega un cavo della cassa a uno stereo e preme il tasto play. La canzone “Silentium” esplode nell’orecchio sinistro di Chandler. È una cover dei Colt ed è cantata dallo stesso Hammett, come nei precedenti omicidi. Il cantante si avvicina all’agente e gli punta la pistola alla tempia, costringendolo a tenere la testa poggiata alla cassa.

— La senti? — urla Hammett all’orecchio destro di Chandler. — Questa è musica. Lo sai cosa vogliono quelle stronze da me? Tutte quelle ragazze che mi ronzano intorno? Sesso, ecco cosa vogliono… e io le soddisfo. Non sono uno stupido e nemmeno tu. Ho visto come guardavi il seno di quella sgualdrina… ma il problema è un altro. Il fatto è che non capiscono che questa è arte. Non sanno apprezzare il mio talento. Nessuno lo apprezza e qualcuno deve pagare. È per questo che quelle ragazze meritavano di morire. La musica è vita, l’ignoranza è morte.

La voce di Daniel, nell’orecchio destro di Chandler, si confonde con le urla dello stesso Hammett che provengono dalla canzone alla sinistra di Robert. Il ritmo indiavolato della batteria, la voce profonda del cantante e le chitarre elettriche, a poco a poco, si affievoliscono. In breve tempo l’agente inizia a sanguinare dall’orecchio, posto a stretto contatto con la cassa, perdendo l’udito. Il sangue cola sul telo di plastica. Pochi istanti dopo, Robert non riesce più a sentire le invettive del cantante. Il silenzio diventa totale: l’unico rumore che percepisce è il battito accelerato del suo cuore.

Chandler sente che è tutto finito, ma non sente più niente.

Sente la canna della pistola puntata contro il suo orecchio destro e il fiato di Hammett sul collo. Non sente il colpo di pistola del collega Marlon Spillane, arrivato sul posto dopo la telefonata della groupie che chiedeva aiuto disperatamente. Non sente l’urlo di Daniel che cade al suolo in fin di vita.

Sente ancora il “Silentium” nel silenzio della sua sordità e la voce di Hammett che gli dice: la musica è vita. Non sente più le urla immaginarie di donne scomparse e uccise da un colpo di pistola all’orecchio destro. Sente di aver fatto il suo dovere e non sente alcun rimpianto per l’udito perso.

Chandler non sente più niente, ma sente che è tutto finito.

Tema: La musica
Nome del concorso: Note in nero
Indetto da: EF Edizioni
Posizionamento racconto: Pubblicazione

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