L’Opera

Tutti i giornali parlavano di lui e delle sue opere. Busti, sculture e altorilievi. Foto su tutte le copertina delle riviste di settore. Interviste, recensioni e mostre. La fama internazionale se l’era guadagnata in lunghi anni di lavoro, all’inseguimento di un sogno. Quest’ultimo si era realizzato e ora il suo ego ne era appagato. La sua Arte era riconosciuta in ogni angolo del mondo e le sue sculture venivano messe all’asta, dove, Miliardari agguerriti e senza scrupoli, facevano a gomitate per acquistare ed esporre un’opera del famoso scultore, l’Artista più famoso del momento.

L’Arte è stata la sua fedele compagna, croce e delizia di una vita tra martello e scalpello, rifugio per fuggire e al tempo stesso esternare i suoi dolori e gioia per la rivincita sulla crudeltà della vita stessa. Non c’era mai stato un giorno di solitudine fino a quel momento. Il Manager aveva venduto, a una cifra da capogiro, l’Opera, la prima creazione dell’Artista. Il Manager aveva fatto l’affare del secolo, pregustava la possibilità di richiedere un aumento, ma quando lo comunicò all’Artista vide lo stupore e la rabbia nei suoi occhi e se ne pentì amaramente. L’Artista, furioso, lo licenziò su due piedi.

Non c’era stato modo di recuperare l’Opera. Il Miliardario, che aveva acquistato la statua, non voleva sentire ragioni né cifre esorbitanti: la scultura non era in vendita. L’Artista era disperato mentre il Magnate, colui che aveva creato con i suoi soldi la fortuna dell’Artista, aveva capito che c’era un evidente problema con il suo protetto. La conferma arrivò giorno dopo giorno, con l’Artista che non produceva quasi più niente e comunque, quel poco che realizzava, era di scarso valore. Aveva perso l’ispirazione e il Magnate, che non aveva certo soldi da perdere, decise di perdere l’Artista. Lo lasciò al suo destino, senza troppi complimenti.

L’attenzione del Mondo dell’Arte si affievolì fino a scomparire del tutto con una velocità vorticosa e senza freni. In breve tempo l’Artista rimase solo un ricordo per tutti gli appassionati di scultura moderna. Le male lingue, sempre malinformate e maldicenti, avevano avuto in questo modo l’occasione di vendicarsi della sua fama, o per meglio dire, vendicare il sentimento di invidia provato nei confronti dell’Artista. I mali, si sa bene, non vengono mai da soli. La Moglie, ombra scura di gatto ammaliante, sempre al seguito dell’Artista nei lunghi anni della sua ascesa, preferì lasciare che quest’ultimo cadesse in miseria senza la sua compagnia.

L’Artista, rimasto solo con la sua depressione, non poté fare a meno di riflettere sull’ironia della sorte.

Il Manager, vendendo l’Opera, si era preso una libertà che non gli era mai stata concessa.
Il Miliardario aveva rivendicato la sua libertà di tenere per sé l’Opera.
Il Magnate si era liberato di lui e della sua improvvisa mancanza di talento.
Il Mondo dell’Arte si era liberato da colui che non era più considerato un vero Artista.
La Moglie si era liberato di lui per il suo fallimento, rivelando un Amore povero, ricco solo di interessi.
L’Artista si era liberato, dal peso di un forte dolore, il giorno in cui aveva creato l’Opera.

La Libertà, persa o conquistata, non lo aveva portato alla Felicità.

La Libertà poteva aiutare o distruggere la Felicità dell’Uomo. Un’arma a doppio taglio che mostrava uno dei due volti, a seconda di come veniva usata. L’Artista, ora, capiva che era importante valutare le proprie azioni per ritrovare la Felicità, attraverso l’uso della poca Libertà che gli era rimasta. Fu in quel momento che capì cosa doveva fare. L’Opera, doveva liberarsene. Entrare nella casa del Miliardario e distruggere la scultura. Eliminare il ricordo di una vita dedicata, involontariamente, a concedere Libertà a tutte le persone intorno a sé e che non gli aveva mai permesso di ricercare la sua Felicità.

Quando l’Artista, quella notte, s’intrufolò nella villa del Miliardario, alla vista dell’Opera provò un forte senso d’inquietudine. Era davvero questo ciò che voleva? Distruggere il ricordo della sorella morta di cancro? Era una decisione su cui non si poteva tornare indietro. Liberarsi dell’Opera era sbagliato, decise così che l’unica azione che poteva fare era liberarla. Prese la statua, dal peso consistente ma trasportabile, e la portò via con sé. Il mattino seguente l’Opera, esposta nella piazza principale della città, era su tutti i giornali. La Libertà aveva ancora un valore e l’Artista, alla vista della foto, con un sorriso aveva ritrovato la Felicità.

Tema: Libertà dell’Arte
Pubblicato da: L’Oriolo Editore Perugia
Pubblicato su: EspressivAmente.org
Numero: 1/2013

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