La camicia bianca

Era seduto da ore. Il fondoschiena intorpidito. Una forte emicrania. Non vedeva l’ora di arrivare. La foto che teneva in mano aveva i bordi consumati, i colori smorti. Il volto di una ragazza che sorrideva. Non che nutrisse qualche speranza, ma tanto valeva tentare. In fondo era solo, anche su un treno pieno di gente: pendolari, famiglie, nonne in visita ai nipoti lontani. Nessuno fece caso all’uomo dalla barba incolta e dai capelli scarmigliati. Sedeva con la testa appoggiata al finestrino. Terzo vagone. Treno per Berlino. Ferma in tutte le stazioni.

Accadde all’improvviso, come sempre. Prima il terremoto, poi la luce abbagliante. L’uomo si guardò intorno. Nessun passeggero sembrava accorgersi di quel che stava accadendo, ovviamente. Chiuse gli occhi, quando li riaprì tutto era cambiato. Nessun treno. Solo una camera dai colori pastello e una bambina seduta sul letto. La vide e le sorrise. Doveva sbrigarsi. Non aveva molto tempo. Si avvicinò a lei, inginocchiandosi.

— Che ti è successo? — le chiese.

Il tempo verbale era sbagliato, ma poco importava. Era una domanda senza senso. Come poteva rispondergli ora? Aveva solo dieci anni. Terremoto e luce stavano tornando.

— Sono morta! — gli disse la bambina, sorridendo angelicamente.
— Quando? Perché? — disse in fretta lui.

Non ricevette risposta, perché la bambina era scomparsa. In realtà era scomparso lui, ma da quanto tempo? L’uomo si guardò intorno con sgomento. Capì subito, vedendo il Big Bang, dove si trovava. Quello che lo scosse furono le navicelle, che aveva visto solo nei film di fantascienza, che sfrecciavano sopra la sua testa. Luci al neon, robot, ologrammi e nuove tecnologie sconosciute. Niente avrebbe potuto stupirlo più di vedere una donna dai lineamenti familiari, in mezzo ai passanti, che lo osservava con stupore. Quando la riconobbe le corse incontro.

— Tesoro, dove sei stata? — disse abbracciandola con forza.
— Io? Sono sempre stata qui! Non hai ricevuto i miei messaggi? — gli rispose con dolcezza.
— Che gli è successo? — disse una voce alle spalle dell’uomo.
— Ha ucciso la figlia ed è fuggito. L’hanno fermato su un treno per Madrid. Delirava. — rispose un altro. — Non ha mai accettato l’idea di averla uccisa: la sta cercando. Crede di viaggiare nello spazio e nel tempo.
— Il viaggio è nella testa. — concluse il primo.

L’uomo si volta, guardando i due infermieri, mentre dondola avanti e indietro. La camicia bianca, lo sguardo perso nel vuoto e una voce femminile che gli sussurra parole dolci. Sorride.

Tema: Il viaggio – Metafora della vita
Nome del concorso: La Luna e il Drago
Indetto da: Caffè Letterario La Luna e il Drago
Posizionamento racconto: Pubblicazione

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: