The Prana Theory – Recensione di Elzeviro.net

Molti libri trattano le vicende di singoli, di uniche persone. E’ ovvio che da queste si possano trarre delle tendenze generali valide per l’Essere Umano, ma sarebbe interessante vedere proprio l’Umanità in una situazione limite, fare dell’Umanità il protagonista di un libro.

In The prana theory di Marco Parisi, edito da Arpeggio Libero, il lettore si ritrova davanti due protagonisti principali, Stefano e Penelope, tra i pochi sopravvissuti ad un’apocalisse biologica. Ma questi più volte sembrano rimpicciolirsi e diventare “uomini tra gli uomini”, solo due esempi particolari di come l’Umanità stia reagendo al disastro accaduto.

Le prime pagine del libro riescono a suscitare un vivo interesse nel lettore: l’autore non spiega nulla, pone la propria azione in medias res e solo col prosieguo della lettura confuteremo e riformuleremo le nostre tesi a proposito di cosa è accaduto. Le prime pagine lasciano nel lettore un pregevole senso di smarrimento, che viene ingigantito e reso ancora più inquietante dalle descrizioni della città disastrata. A questo proposito si può notare l’occhio cinematografico dell’autore: certe scene, come i cadaveri fuori dall’ospedale o il fumo nero che si leva nel cielo dai corpi carbonizzati, sembra quasi di vederle su una pellicola.

Un importante aspetto, alla luce del quale si potrebbe anche leggere l’intera opera, è la fragilità dell’Umanità. L’autore descrive come l’umanità sia stata piegata da un virus, ma non naturale, bensì un’arma biologica, quindi fatta dallo stesso Uomo. Lascia col fiato sospeso il riassunto di quanto accaduto in seguito alla propagazione del virus a Los Angeles, non solo per la drammaticità della descrizione, ma soprattutto la plausibilità della stessa.

L’immedesimazione è un altro punto forte del romanzo. Stefano e Penelope sono due persone del tutto normali, come può esserlo il lettore stesso, perciò le loro paure, le loro incertezze, le loro piccole gioie diventano quelle che chiunque proverebbe in un situazione simile.

Nelle pieghe della narrazione trovano posto anche riflessioni personali dei protagonisti sull’orrore a cui sono sopravvissuti, sulla religione, su cosa sia giusto e cosa sbagliato in quelle condizioni. Questi momenti aiutano a rendere i personaggi molto più umani e complessi e inoltre forniscono un quadro ancora più ampio della situazione straordinaria che i protagonisti stanno vivendo. Ad esempio è drammaticamente scontato il bisogno di normalità che sentono Stefano e Penelope. Cercano di condurre una vita normale, ma ciò che è accaduto è così pressante che anche i gesti più quotidiani all’interno di quel contesto finiscono per non aver alcun senso, come il mettere la freccia per svoltare, quando la macchina di Stefano è la sola a circolare.

Tha prana theory è un romanzo che sa tenere il lettore incollato alla pagina. La narrazione è intrigante e lo stile estremamente scorrevole. La plausibilità dell’antefatto permette a chi legge di immedesimarsi ancora di più, chiedendosi cosa lui potrebbe fare in una situazione simile.

Luca V. Calcagno

Elzeviro.net

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