Quattro gentiluomini

Nella sala da gioco, immersi in una nube di fumo, circondati da bottiglie vuote di superalcolici e bicchieri ancora pieni di ghiaccio, ci sono un francese, un inglese, un tedesco e un italiano. Sembrerebbe una barzelletta ma non è così. C’è poco da ridere, signore e signori, qui ci si gioca lo stipendio, l’onore e il rispetto.

Jacques, il francese, algerino per la precisione, nonostante il colore della pelle sembra molto pallido. Si liscia i baffi per fingere una sicurezza che non ha. Lui è quello messo peggio. Al tavolo perde da sempre, fin dalle prime mani, ciò nonostante ha un gran fegato e spesso rischia tutto per restare in gioco. Sembra sempre sul punto di essere costretto ad alzarsi e invece resta lì.

Quentin, l’inglese, si gratta in continuazione la lunga barba e di tanto in tanto si liscia i lunghi capelli unti. È il giocatore più solare, ma solo in apparenza. Quando vince una mano sorride per la felicità e quando la perde sorride per mascherare la rabbia. Non si capisce mai se sta bluffando ma ha la mano pesante e molto spesso rischia fin troppi soldi per conquistare il piatto.

Karl, il tedesco, sembra la fotocopia perfetta di Ivan Drago. Glaciale nello sguardo e nei movimenti. Non lascia niente al caso e sembra essere il favorito. Solo Quentin è tanto sprovveduto da vedere le sue puntate e, nella maggior parte dei casi, perde. Risulta fin troppo esperto o fortunato, o entrambe le cose, ma in qualsiasi caso non va a genio a nessuno.

Andrea, l’italiano, ha l’aspetto di chi dalla vita non ha ricevuto regali. Resta seduto composto e al tempo stesso sembra disinvolto. Più che un giocatore sembra un croupier, soprattutto quando è lui a dover distribuire le carte. La sua caratteristica più evidente: gli tremano tremendamente le mani, sempre, anche quando sa che sta per vincere.

Quattro gentiluomini… chiamiamoli così, per il momento. Sì perché parliamo di persone per bene nel senso più aureo del termine. Jaques ha ottenuto un prestigioso posto di lavoro, in modo del tutto disonesto, a discapito di Andrea. Quentin ha ottenuto più di una prestazione sessuale dalla, ormai ex, fidanzata di Andrea. Karl ha ottenuto una grossa somma speculando con i risparmi di Andrea.

Tutti hanno ottenuto qualcosa, è evidente. Ah già, Andrea. Beh, lui non ha ottenuto niente, almeno fino a questa notte. Vuole giocarsi il tutto per tutto, anche perché questa è l’ultima partita di poker a cui partecipa, insieme a questi tre spregevoli individui. Chi non farebbe il tifo per lui? Andiamo! È il brutto anatroccolo, la pecora nera, la nuvola di Fantozzi… insomma ci siamo capiti.

Questa, come dicevo, è l’ultima partita, perché i “gentiluomini” qui presenti ci hanno preso un po’ troppo la mano. Prima mettevano un euro a testa, poi sono passati a due, cinque, dieci, cinquanta, cento. Più aumentava la posta e più la si voleva alzare. Il meccanismo è semplice: chi perde vuole recuperare i suoi soldi e per farlo deve costringere tutti, anche se stesso, ad alzare la puntata.

Ora siamo alla resa dei conti. Ci si gioca, quasi, uno stipendio a testa: millecinquecento. Mica cotiche. In palio, oltre all’importante somma in danaro, c’è l’onore. Ci si giocherebbe anche il rispetto ma è chiaro che ormai lo si è perso da tempo; soprattutto da parte di Andrea nei confronti degli altri tre mascalzoni… Attenzione! Ultima mano.

Andrea distribuisce le carte con eleganza. Jacques è il piccolo buio, Quentin, invece, il grande. Inizia Karl a parlare. Vede la puntata di Quentin. Andrea risponde e Jacques aggiunge quel che manca. I quattro si guardano come a voler dare maggior enfasi a quel che sta per accadere. Andrea scarta e mette al centro del tavolo le prime tre carte: A di cuori, 10 di picche, K di picche.

Jacques ha delle pessime carte, inizia a sudare. Capisce che sarebbe inutile rischiare quei pochi spiccioli che gli restano, ma ormai ha poca importanza. Punta il doppio della posta nella speranza di spaventare gli avversari. Quentin lo guarda di traverso. Per la prima volta da quando gioca a carte non sorride. Jacques risponde con sgomento nel vederlo senza ghigno. Quentin, infine, vede.

È il turno di Karl che inizia la sua pantomima. Ha delle buone carte: le riguarda, incrocia le braccia muscolose, guarda Jacques, poi Andrea e infine vede. Andrea è sull’orlo di una crisi di nervi. Stringe la mascella e cerca di tenere a freno le mani, che tremano a bordo del tavolo. Si decide infine a puntare. Non po’ tirarsi indietro ormai, è l’ultima mano dell’ultima partita.

Andrea scarta e mostra la quarta carta: 10 di fiori. Jacques inizia a vacillare, si slaccia l’ennesimo bottone della camicia a pois rossi su sfondo senape. Punta tutto. Quentin non fa una piega, a parte quella del suo sorriso, che questa volta è fin troppo marcata. Karl vede con lentezza. Conta le fiche una a una e le mette al centro del tavolo. Andrea non può far altro che vedere.

Fermi tutti! Dimenticavo: non vi ho detto che cosa hanno in mano i quattro signori qui presenti. Jacques ha un K di cuori e un 7 di fiori. Una doppia coppia, abbastanza alta. Quentin ha un 10 e un 8 di quadri. Un tris di 10, niente male il ragazzo. Karl, purtroppo per gli altri ha un A di fiori e un A di quadri. Un tris di A, che batte i due poveri, e ancora ignari, Jacques e Quentin.

Andrea è fortunatissimo. Ha un J e una Q di picche. Una scala servita. Che culo! Tutto può ancora succedere perché manca un’ultima carta ma lui si sente ormai il vincitore. Andrea scarta ma, prima di girare l’ultima carta, vuole dire due paroline ai presenti. Si sfoga urlando ogni qualsivoglia forma di turpiloquio per tutto quello che ha dovuto subire a causa loro (vedi le galanterie sopraelencate).

Jacques, Quentin e Karl restano allibiti e frastornati. Non riescono a seguire molto bene quel che Andrea dice loro, talmente sono concentrati e in trepidante attesa di vedere l’ultima carta. Un po’, dovrebbero ammetterlo, non gliene frega poi neanche molto di quel che pensa Andrea. In fondo che importanza ha ormai? Stasera la “questione” si chiude qui, inutile sottolinearlo ulteriormente.

Un ultimo sorso del suo drink, poi Andrea gira l’ultima carta e con la sua tremolante mano destra poggia sul tavolo un A. Un asso. Quentin ha un full e va in all-in ancor prima che Jacques possa reagire. Quando il francese si riprende capisce di avere la doppia coppia più alta possibile; imita Quentin con poca convinzione. Non si capisce se non crede di aver vinto o di aver perso.

Karl ha una mano che, statisticamente parlando, è quasi impossibile. Un poker, d’assi per giunta. Sa di aver vinto e, memore della scenata di Andrea che non vuole perdonargli, risponde in un modo che nessuno si sarebbe mai aspettato. Si alza, va a prendere il suo libretto degli assegni e ne firma uno con una cifra esorbitante. Centomila.

Andrea trema più che mai. Sa che se Karl ha fatto una mossa del genere non è per intimorire i suoi avversari. Lo fa perché crede di avere la vittoria in pugno. Con questa mano, Andrea, capisce che il suo destino, finalmente, è stato riscritto. Sarebbe tutto finito male per lui se non fosse per un dettaglio. Un simbolo, o meglio, un seme. L’asse, l’ultimo uscito, è di picche. L’Asso di Picche.

Andrea si alza e lancia le sue carte sul tavolo. Scala di colore. Guarda i visi sconvolti di quelli che una volta erano i suoi amici. Prende l’assegno. Promette, come fosse una sentenza di morte, di tornare a ritirare il resto della vincita. Esce della casa di Karl. Chiude la porta d’ingresso dietro di sé, mentre sente la risata isterica di Quentin e il pianto quasi sommesso di Jacques.

Questa sarebbe tutta la storia di quattro amici che, a causa della febbre del gioco, hanno perso tutto: soldi, onore e rispetto e la loro stessa amicizia. So che avete fatto il tifo fino all’ultimo per il buon Andrea ma le apparenze ingannano. Non sempre chi è senza peccato resta tale. Infatti Andrea ha barato al gioco, truccando le carte. Delusi, non è vero? Certo, chi non lo sarebbe.

Un eroe che vince con l’inganno non si era mai visto. Non poteva essere la fortuna ad assisterlo oppure il suo sangue freddo che veniva premiato? Che triste finale, lo ammetto. Per aggiungere altro dispiacere forse vi lascerà di stucco sapere che, nel corso degli anni, sono avvenuti altri fatti terribili che hanno coinvolto i giocatori di quel tavolo: Jacques è stato licenziato in tronco, Quentin è stato accusato di molestie sessuali e Karl è stato arrestato per bancarotta fraudolenta. In fondo forse è vero che quel che fai, prima o poi, ti ritorna indietro.

Andrea? Lui sta bene. Ha trovato un nuovo posto di lavoro, si è sposato e ha investito al meglio i suoi soldi. Ora gestisce un casinò a Las Vegas. Lo so che voi state ancora aspettando che Andrea paghi per la sua malefatta, ma io non posso permettere che ciò accada. Diciamo che Andrea è un mio “protetto” e ho bisogno che la gente creda che lui sia stato baciato dalla dea bendata. Ora scusatemi, ma devo proprio andare. Vado ad assistere a un’altra partita di poker, tanto si sa che vengo sempre chiamata in causa.

La Fortuna

Tema: Asso di Picche
Nome del concorso: e-Cards
Indetto da: Las Vegas Edizioni

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