Progetto di modernizzazione

Genova, esterno giorno. Quella che, a tutti gli effetti, possiamo definire un’astronave aliena, è appena atterrata in piazza De Ferrari; è lì da ore, ed è circondata da forze dell’ordine, istituzioni, sindaco in testa e, ovviamente, curiosi. In un silenzio irreale si apre il portello e ne fuoriesce una luce accecante. Al centro dello sportello, in controluce, appare una sagoma dalla forma umana.

Le prime reazioni dei presenti sono molto diverse. Alcuni scappano, urlando, in preda al panico. Altri si avvicinano, incuranti del possibile pericolo. Le forze dell’ordine cercano di fermare questi ultimi. Il sindaco e le istituzioni presenti sudano freddo e strizzano gli occhi per cercare di vedere meglio.

La luce si attenua e la figura si definisce sempre più. Si tratta di un uomo, o così sembrerebbe a una prima occhiata. Quando il volto risulta visibile, i presenti rispondono prima con un’ovazione di stupore e subito dopo con un brusio nervoso.

L’uomo, o così sembra essere, è il sindaco, o meglio ha l’aspetto di colui che è l’attuale sindaco di Genova. Il sindaco, quello vero, ha indossato una maschera di stupore e terrore puro. Fermo come un gatto di marmo, osserva il suo clone appena piovuto dal cielo. I giornalisti presenti, fermati a stento dai poliziotti, cercano di avvicinarsi all’astronave e lanciano domande al nuovo arrivato. Quest’ultimo li ignora e guarda i presenti con un sorriso, poi fa cenno di calmarsi.

Cala un silenzio di tomba, tutti hanno capito che la perfetta copia del sindaco, venuta dallo spazio, è sul punto di esprimersi. Il dubbio è che ovviamente non parli la loro lingua, ma sono comunque tutti curiosi di sentire quali versi emetterà l’alieno/sindaco.

— Vengo in pace. Di solito si dice così, no? — si esprime.

La folla risponde con un nuovo brusio, più sommesso di prima, mentre i poliziotti sono ancora più impegnati a tenere a bada i giornalisti che ora, sapendo che l’alieno parla la loro lingua, sono a caccia dello scoop del secolo.

Il capo della polizia si avvicina al sindaco.

— Signore, non sembra pericoloso ma dobbiamo prendere tempo e scoprire qualcosa di più su questo… insomma… ci siamo capiti. Lo faccia parlare. — lo incalza.
— Ehm… Ok, ci provo — risponde balbettando il primo cittadino.
— Benvenuto sulla Terra, ehm… alien… uhm… qual è il suo nome? — dice con voce strozzata.
— Mi chiamo Ocram Airod. Sono il sindaco di Avoneg, del pianeta Arret. — risponde lui.
— È qui per un gemellaggio interstellare? — risponde sarcasticamente il cronista più sfrontato della città.

Il sindaco si volta, fulminandolo con lo sguardo. Il cronista sorride. Sa che il primo cittadino, in questo momento, ha problemi più grossi che tenere a bada la lingua di un giornalista d’assalto. Il sindaco, però, sa che dietro a quell’ironia c’è una domanda più che legittima.

— Io sono Marco Doria, sindaco di Genova, del pianeta Terra. A cosa dobbiamo la sua gradita visita sul nostro pianeta? — chiede il sindaco.
— Sono qui per conoscere la vostra civiltà e presentare il nostro progetto di modernizzazione. Signore, se mi permette, non c’è un posto più appartato in cui poter parlare con lei? — risponde l’alieno.
— Faccia esattamente tutto quello che le chiede. — lo invita il capo della polizia. — Non si faccia prendere dal panico. Io e i miei uomini la seguiremo in ogni momento. Ripeto, abbiamo bisogno di maggiori informazioni prima di capire come agire.

La conversazione si svolge a porte chiuse nell’ufficio del primo cittadino. Presenti il sindaco, l’alieno/sindaco, il capo della polizia e cinque dei migliori poliziotti della città. In realtà c’è anche il cronista sfrontato. Non poteva non esserci: è il figlio del sindaco! L’extraterrestre spiega il motivo del suo viaggio sulla Terra. Il progetto di modernizzazione, così è stato definito, consiste nella sostituzione degli attuali ruoli chiave presenti nella società umana con cloni alieni dalle straordinarie capacità.

— A quali capacità si riferisce? — chiede incuriosito il capo della polizia.
— Vede noi… la mia specie, noi siamo cyborg. Siamo composti da parti organiche, robotiche, elettroniche, elettriche e meccaniche. Quando dico che le nostre capacità sono straordinarie, lo intendo rispetto al vostro attuale livello tecnologico. Mi permetta. Un secondo. Le faccio vedere.

L’alieno infila una mano nella giacca, il sindaco alza le mani e il capo della polizia poggia la sua sulla fondina della pistola. I poliziotti sono sul chi vive. Il cronista fa un passo indietro. L’extraterrestre guarda di traverso il capo della polizia, estrae un disco di metallo e lo poggia sul tavolo. Tutti osservano l’oggetto misterioso e si avvicinano leggermente, mossi da una curiosità crescente. Un laser bianco parte dal centro del disco verso il soffitto, poi si espande formando una parete luminosa, infine compaiono delle immagini, su quel moderno videoproiettore.

Alieni dall’aspetto orribile sono ripresi in quelli che sembrano dei momenti di relax. Subito dopo il filmato si concentra sugli stessi alieni visti in precedenza intenti a svolgere svariati lavori.

— I primi che avete visto sono gli abitanti di un pianeta lontano anni luce da qui. I secondi non sono le stesse persone. Si tratta della mia specie, gli Inimou. Noi svolgiamo i loro compiti, al loro posto… e come potete vedere ad una velocità ed efficienza dieci volte superiori.
— È per questo motivo che lei ha le sembianze di mio padre! — esclama il cronista.
— Ok, veniamo al dunque signor Airod. — riprende il sindaco — Sarò diretto: che cosa volete in cambio per questo vostro servizio?

L’alieno guarda negli occhi il sindaco, poi inclina la testa di lato e sorride.

— In effetti una cosa ci sarebbe. — risponde l’alieno — Vede noi Inimou non siamo completamente autonomi. L’unico favore che vi chiediamo è di occuparvi della nostra manutenzione. Intendiamoci subito, sono lavori semplici e salutari, ma ci permettono di svolgere il nostro compito alla perfezione. In cambio avrete una lunga lista di vantaggi: ottimi servizi, più tempo libero, minor stress… eccetera.
— Chi mi dice che non vogliate ammansirci per poi colonizzarci? — chiede lui.
— Vede signor Doria, prima di atterrare sulla Terra, ho fatto delle ricerche sulla vostra specie. Siete sempre stati in guerra tra di voi, fin dalla notte dei tempi. Non oso immaginare come vi comportereste se vi trovaste di fronte ad un nemico esterno. Sono un uomo d’affari, passo da una galassia all’altra alla ricerca di specie e pianeti ospitali. Non sarei venuto fin qui a disturbarla se non avessi avuto un buon motivo. Credo che l’offerta vi possa interessare e che, alla fine, l’accetterà. Si starà chiedendo perché lo faccio. Una domanda legittima… vede, sono un visionario: voglio rendere migliore l’universo in cui viviamo. È questo il mio compito, l’incarico che mi è stato affidato dai miei simili.

Dopo quelle parole il sindaco non poté fare altro che accettare. La notizia venne divulgata su tutti i giornali e le televisioni del mondo. Pochi giorni dopo l’alieno ripartì con la sua navicella, promettendo di ritornare con tanti cloni quanti erano gli abitanti di Genova. Fece un lungo discorso prima del decollo, promettendo pace, relax e felicità per tutti. Quando fece ritorno, insieme a più di un centinaio di astronavi aliene, l’intera città era in festa e gli alieni furono accolti con entusiasmo. Il primo cittadino strinse la mano all’alieno/sindaco, davanti ad un centinaio di giornalisti e fotografi. Da quel giorno la vita dei genovesi non fu più la stessa.

Bulloni da stringere o ferite da disinfettare. All’inizio era tutto molto facile ma col passare del tempo le operazioni di manutenzione degli alieni divennero un lavoro a tempo pieno. Alcuni abitanti protestarono, in testa a tutti il figlio del sindaco, il cronista… non che avesse voce in capitolo, essendo uno scansafatiche.

Il sindaco cercò di placare gli animi facendo notare che, nonostante tutto, i servizi offerti dagli alieni erano dieci volte migliori di quelli che avrebbe potuto offrire un essere umano. Queste erano state le parole dell’alieno/sindaco, quando il signor Doria era andato nel suo ufficio, ormai ex, a chiedere spiegazioni. Il primo cittadino, quello vero, non poté negare quel dato di fatto e sperò che quell’aspetto positivo potesse bastare a placare le proteste; e così fu. Tutti gli abitanti di Genova tornarono al loro lavoro con rinnovato spirito di collaborazione… ma la ritrovata pace non durò a lungo. I lavori di manutenzione aumentarono al punto che i genovesi si trasformarono, senza accorgersene, in schiavi.

L’evoluzione tecnologica, che aveva promesso loro di liberarli dalla schiavitù del lavoro, li aveva fatti diventare schiavi di quest’ultima.

Solo una persona andò controcorrente: una notte prese possesso di una delle astronavi aliene e sparì nello spazio. Il cronista non fece mai più ritorno.

Tema: Alieni a Genova
Nome del concorso: Onda d’Arte
Indetto da: Pro Loco Ceriale
Posizionamento racconto: Finalista

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